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Ho sempre detto che comici e preti si nasce. Uno sente una vocazione: o dalla santa Trinità o dalla santa bischeraggine. Io sono stato sempre illuminato dalla seconda. Sin da bambino volevo fare l'attore e alle feste con i parenti ero il primo che montava sulla seggiola per recitare la poesia di Natale. |
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All'asilo addirittura organizzavo le recite. Rovesciando la cattedra facevo finta che fosse una grotta e facevo Natale anche se eravamo al 12 giugno.
I toscani hanno un modo di vedere la vita, le situazioni e i personaggi in maniera disincantata e assolutamente "sghimbesciata". Non prendono mai le cose di petto, ma sempre tentando di smussare gli angoli, che è il modo della commedia di far ridere su tutto.
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Io ho sempre detto che mi sento un cabarettista prestato al cinema,
perché tutto quello che faccio nel cinema lo faccio raccontato, come se fosse uno spettacolo.
Il comico è la cosa più semplice da iniziare a fare. Con tutti i cabaret e gli spettacoli di piazza che puoi fare, tu sali, ti danno un microfono e provi a fare delle cose. |
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Se funzionano, bene, non muore nessuno, anzi, tanto meglio, si divertono; se non funziona cambi mestiere oppure diventi autore. Io ho iniziato facendol'imitatore.
Ho sempre provato un divertimento assoluto nel divertire e far ridere. Anche a scuola pur di far ridere prendevo 4 o 5
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. Quando dovevo fare il riassunto dei Promessi Sposi (ero veramente ai miei primi spettacoli) improvvisamente, come da tormentone ormai conclamato - tutta la classe lo sapeva - io facevo arrivare i Bravi, anche quando non c'entravano niente. E tutti ridevano e io prendevo 5 o 4. |
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